Il 2026 ha segnato una svolta storica per la rendicontazione di sostenibilità europea. La Direttiva (UE) 2026/470, detta Omnibus I, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 26 febbraio 2026 e in vigore dal 18 marzo, semplifica gli obblighi di rendicontazione ESG e di due diligence per le imprese europee.
L’obbligo di rendicontazione si applica ora solo alle imprese con più di 1.000 dipendenti e fatturato netto superiore a 450 milioni di euro: la grande maggioranza delle PMI italiane è esclusa dagli obblighi diretti. In più arriva uno scudo concreto: ogni impresa con meno di 1.000 dipendenti nella catena del valore di una grande azienda acquisisce il diritto legale di rifiutare richieste di dati ESG che eccedano lo standard volontario VSME. Fine dei questionari-fiume dai clienti capofila.
Ma chi legge questa notizia come un “liberi tutti” commette un errore strategico. La riduzione degli obblighi è controbilanciata da una richiesta sempre più forte di informazioni ESG da parte del sistema bancario, degli investitori e dei partner commerciali.
La sostenibilità, insomma, esce dalla porta della compliance e rientra dalla finestra del mercato: la rendicontazione resta un asset strategico per chi vuole continuare ad accedere al credito e ai mercati internazionali, e lo standard VSME diventa il riferimento naturale per un set informativo essenziale e difendibile. Il consiglio per le PMI lungimiranti è trasformare l’ESG da adempimento a leva competitiva: partire dal VSME su base volontaria, misurare energia, emissioni e capitale umano, e presentarsi a banche e filiere con numeri solidi. Chi lo farà per scelta varrà più di chi lo faceva per obbligo.






