Un indicatore sviluppato da ASviS e Unioncamere mostra che le imprese italiane con performance ESG elevate (le cosiddette High‑Esg) hanno aspettative di crescita di fatturato per il 2026 quasi doppie rispetto alle imprese con basso profilo ESG: il 42% prevede un aumento dei ricavi contro il 21% delle realtà Low‑Esg.
Non è solo un premio reputazionale: parliamo di aziende che hanno già integrato nei processi temi come efficienza energetica, gestione avanzata dei fornitori e benessere organizzativo, costruendo anticorpi reali contro volatilità di mercato e shock regolatori.
Per una PMI questo significa che la sostenibilità smette di essere un costo accessorio da “spiegare a bilancio” e diventa un driver anticipatore di ricavi, simile a un investimento in R&S o in un nuovo canale commerciale.
Chi lavora su dati ESG credibili oggi – ad esempio per dimostrare minori rischi di filiera o performance ambientali superiori alla media del settore – non si limita a evitare sanzioni: si posiziona in pole position per bandi, appalti e linee di credito che nei prossimi anni premieranno sempre più la qualità dell’impatto, non solo i numeri contabili.







