Tagli alle CER: l’ennesima occasione mancata

Il recente ridimensionamento dei fondi Pnrr destinati alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) in Italia, passato da 2,2 miliardi a soli 795,5 milioni di euro (un taglio del 64%), ha sollevato forti critiche, venendo interpretato da molti come l’ennesima occasione sprecata per accelerare la transizione energetica del Paese.

Quella che doveva essere una misura strutturale per favorire l’autoconsumo collettivo e un modello energetico distribuito, si è scontrata con ritardi burocratici e decisioni comunicate in modo disorganizzato, minando la fiducia degli operatori e dei cittadini.

La Cronistoria di un Taglio Controversio

La vicenda si sviluppa attraverso una serie di passaggi lenti e inattesi:

Anno/MeseEvento ChiaveImpatto sul Settore
2021Stanziamento iniziale di 2,2 miliardi di euro dal Pnrr per le CER.Grandi aspettative e avvio di investimenti da parte delle aziende.
Dicembre 2023Pubblicazione del Decreto attuativo Cacer.La definizione delle regole operative arriva con due anni di ritardo.
Aprile 2024Il GSE apre il portale per i Comuni sotto i 5.000 abitanti.Partenza lenta, poche migliaia di domande.
Maggio 2025Ampliamento della platea beneficiaria fino a 50.000 abitanti.L’interesse esplode, con un volume di domande che satura il portale GSE.
Settembre – Novembre 2025Il portale GSE si blocca, decine di migliaia di pratiche ferme.Cresce l’incertezza e il timore per i ritardi.
21 Novembre 2025Annuncio del taglio del 64% dei fondi Pnrr.Shock per il settore, a pochi giorni dalla scadenza del bando (30 novembre 2025).

L’Aggravante della Confusione Istituzionale

A rendere la situazione più grave è la modalità con cui la decisione è stata gestita, sintomo di una confusione legislativa e comunicativa che genera instabilità nel sistema Paese:

  • Comunicazione Inadeguata: Il taglio non è stato annunciato tramite un atto formale, ma inizialmente attraverso un post su LinkedIn del Presidente del GSE, contenente peraltro un refuso (“mailstone” invece di “milestone”). Questo dettaglio, apparentemente marginale, è diventato il simbolo della scarsa cura istituzionale per un tema strategico.
  • Giustificazioni Contestate: Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) ha giustificato il taglio come un “riallineamento responsabile”, sostenendo che i 2,2 miliardi iniziali erano previsti per prestiti al 100% e non per l’attuale meccanismo di contributo a fondo perduto con tetto del 40% (imposto dagli aiuti di Stato). Tuttavia, l’arrivo della notizia all’ultimo momento ha colto tutti di sorpresa, generando un clima di sfiducia.

Un’Occasione Storica Mancata

Il risultato di questi ritardi e dell’instabilità finanziaria è una profonda incrinatura della fiducia tra lo Stato e gli attori della transizione energetica:

“È difficile definire questa scelta ‘buon governo’, come sostiene il Mase. Somiglia piuttosto a un’occasione storica mancata, proprio nel momento in cui il Paese aveva dimostrato di voler puntare davvero su un modello più equo, distribuito e condiviso di produzione dell’energia.”

Giovanni Montamagni, presidente della CER Vergante Rinnovabile, evidenzia inoltre i rischi per l’industria:

  • Le aziende che avevano assunto personale e aperto cantieri contando sui 2,2 miliardi ora si trovano in una situazione di incertezza e valutano ricorsi al TAR.
  • I ritardi nell’istruttoria delle pratiche (a novembre 2025 erano ferme a quelle di luglio) riducono drasticamente i tempi per completare i cantieri entro la scadenza europea del 30 giugno 2026, aumentando i rischi per le condizioni e la sicurezza dei lavoratori.

Un Futuro Non Del Tutto Compromesso

Nonostante il taglio, il percorso per le CER non si conclude con la fine del bando Pnrr. Le comunità energetiche potranno continuare ad essere costituite e a realizzare impianti fino al dicembre 2027, fino al raggiungimento del tetto massimo di 5 GW previsto. Il 30 novembre 2025 ha segnato solo la fine del bando per il finanziamento del 40% degli impianti, ma resta aperta la possibilità di futuri meccanismi di supporto.


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