L’impero colpisce ancora

C’è un’eleganza gelida, quasi asettica, nel modo in cui i titani del silicio e della logistica ridisegnano i propri confini. L’ultima notizia che vede Amazon pronta a tagliare altri 14.000 posti di lavoro non è che l’ennesimo capitolo di un’antologia del cinismo contemporaneo. Un paradosso che si consuma tra i marmi delle borse valori e il sudore dei magazzini, dove il “ridimensionamento” non è il grido di chi affonda, ma il capriccio di chi vuole volare ancora più alto, liberandosi della zavorra umana per compiacere l’algoritmo del profitto.

Ciò che sconcerta, tuttavia, non è la ferocia dei grandi, quanto la miopia del giudizio collettivo. Assistiamo a un curioso fenomeno di doppia morale: quando un colosso da utili vertiginosi sacrifica migliaia di famiglie sull’altare dell’ottimizzazione, la narrativa ufficiale parla di “visione strategica”, di “necessaria agilità” o di “sfide del mercato globale”. Si plaude al coraggio di un management che sa essere spietato per restare competitivo.

Al contrario, quando la piccola realtà imprenditoriale — quella bottega o quella piccola azienda che costituisce il midollo del nostro tessuto sociale — si trova costretta a chiudere i battenti o a ridurre l’organico, il tono cambia. Lì, il giudizio si fa severo, quasi sprezzante. Si parla di incapacità gestionale, di mancata innovazione, di anacronismo. Si punta il dito contro chi soccombe, dimenticando che quel “piccolo” non sta cercando di passare da un miliardo a due di utile netto, ma sta semplicemente tentando di non essere soffocato dal fumo degli incendi appiccati proprio dai giganti.

È un’ironia tragica. Il piccolo imprenditore affoga nelle difficoltà create da un mercato dominato da piattaforme che dettano legge, eludono spesso il fisco locale e distruggono la concorrenza con la forza bruta dei capitali infiniti. Eppure, è lui a essere processato per la sua “inefficienza”, mentre ai signori del cloud e delle consegne in ventiquattr’ore viene concesso il privilegio del “taglio preventivo”.

Licenziare in massa mentre i forzieri traboccano non è un atto di lungimiranza; è la testimonianza di un fallimento etico che abbiamo imparato a chiamare “progresso”. Forse sarebbe il caso di smettere di guardare con ammirazione i giganti che calpestano i fiori e iniziare a nutrire un briciolo di rispetto in più per chi, quei fiori, cerca disperatamente di non farli appassire, lottando non per l’ennesimo dividendo record, ma per la semplice dignità della sopravvivenza.

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