Per decenni, la sostenibilità è stata trattata come una voce di spesa: una tassa sul progresso, un costo di conformità o, nel migliore dei casi, una manovra di marketing. Ma il paradigma sta cambiando. Come suggerito dalla riflessione di Sustainable Brands sull’idea di “Nature as Shareholder”, stiamo entrando nell’era della Governance Rigenerativa.
In questo scenario, la sostenibilità smette di essere un “progetto speciale” e diventa un membro silenzioso, ma potente, del consiglio di amministrazione.
1. Dalla Sostenibilità-Costo alla Sostenibilità-Governance
Il limite dei modelli attuali è che la sostenibilità interviene a valle delle decisioni. Il nuovo paradigma la sposta a monte. Non si tratta di mitigare l’impatto di una scelta già presa, ma di integrare i limiti e le opportunità ecosistemiche nello statuto stesso dell’azienda.
- Il Vecchio Modello: Profitto prima, riparazione del danno poi (ESG come reportistica).
- Il Nuovo Modello: La salute dell’ecosistema come pre-requisito per la generazione di valore (Governance come custode).
2. Il “Nature Proxy”: Un Membro del Board con Diritto di Voto
Immaginate un consiglio di amministrazione dove, accanto al CEO e ai rappresentanti dei fondi d’investimento, siede un rappresentante legale della Natura. Questo “Nature Proxy” non è lì per fare beneficenza, ma per agire come il più severo dei guardiani del lungo periodo.
Questa figura ha il compito di:
- Vagliare gli investimenti: Una nuova fabbrica o un nuovo prodotto sono compatibili con la capacità rigenerativa dei territori coinvolti?
- Riorientare i dividendi: Una quota degli utili non appartiene agli azionisti umani, ma “all’azionista Terra” per il ripristino delle risorse prelevate.
- Bilanciare la pressione trimestrale: Mentre gli azionisti umani chiedono risultati a 90 giorni, il Nature Proxy protegge gli asset che garantiranno la sopravvivenza dell’azienda tra 20 anni.
“Non stiamo dando voce alla natura per gentilezza, ma per intelligenza strategica. Un’azienda che ignora il proprio azionista più importante — il pianeta — è un’azienda che sta programmando il proprio fallimento finanziario.”
3. Incrementare il “Sustainability Effort Rate” (SER)
L’introduzione della natura nella governance agisce come un catalizzatore per il Sustainability Effort Rate (SER), ovvero l’intensità e l’efficacia con cui un’azienda trasforma le intenzioni green in impatto reale.
Quando la natura ha un peso legale nel board:
- L’innovazione accelera: La ricerca e sviluppo (R&D) non cerca più solo l’efficienza dei costi, ma la simbiosi industriale.
- Il rischio diminuisce: Essere “amici della natura” per legge riduce drasticamente i rischi legali, reputazionali e di approvvigionamento legati al cambiamento climatico.
- Il capitale diventa più economico: Gli investitori istituzionali vedono in questa struttura di governance una garanzia di resilienza estrema, premiando l’azienda con un costo del capitale inferiore.
Verso la “Steward Ownership”
Passare dalla “proprietà” alla “custodia” (Steward Ownership) significa riconoscere che l’impresa è un organismo vivente all’interno di un sistema più grande. Reimmaginare la proprietà non è un esercizio teorico: è la strategia competitiva definitiva per il 2026 e oltre.
Chi saprà riservare per primo quel posto a tavola alla natura non solo guiderà la transizione, ma definirà le regole del nuovo mercato globale.







