{"id":53,"date":"2025-06-04T16:57:01","date_gmt":"2025-06-04T16:57:01","guid":{"rendered":"https:\/\/mondonews.it\/?p=53"},"modified":"2025-06-04T18:41:02","modified_gmt":"2025-06-04T18:41:02","slug":"utili-sulla-pelle-delle-pmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mondonews.it\/index.php\/2025\/06\/04\/utili-sulla-pelle-delle-pmi\/","title":{"rendered":"Utili sulla pelle delle PMI?"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel <strong>2024<\/strong>, il panorama economico italiano ha evidenziato una marcata dicotomia tra la crisi delle piccole e medie imprese (<strong>PMI<\/strong>) e la robusta performance del <strong>settore bancario<\/strong>, riflettendo un <strong>sistema economico squilibrato<\/strong>. Da una parte si assiste ad un progressivo deteriorarsi dell&#8217;operativit\u00e0 delle persone giuridiche impegnate nelle declinazioni dell&#8217;economia reale, dall&#8217;altra \u00e8 palpabile una crescita quasi incessante dei player appartenenti al mondo finanziario, come gli istituti bancari e assicurativi. Un buon principio di coesistenza settoriale prevede che i secondi siano al servizio dei primi, operando per sostenere imprese, persone e realt\u00e0 produttive, ma negli ultimi decenni si \u00e8 assistito ad un <strong>cambio di rotta<\/strong>, che ha inesorabilmente mutato i rapporti tra questi player, dando vita ad un panorama sempre pi\u00f9 disgregato e paradossale. <strong>Ma quali sono le cause di questo processo<\/strong>?<br><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Aumento dei Fallimenti e Chiusure di Negozi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il <strong>2024<\/strong> si sta rivelando un anno critico per il tessuto imprenditoriale italiano. Secondo i dati diffusi dall\u2019<strong>Osservatorio Procedure e Liquidazioni di Cerved<\/strong>, si \u00e8 registrato un significativo <strong>aumento del 17,2% nei fallimenti aziendali<\/strong> rispetto all\u2019anno precedente. In termini assoluti, i casi sono passati da 7.848 nel 2023 a ben 9.194 nel 2024, evidenziando una tendenza preoccupante che mette sotto pressione la resilienza del sistema economico nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fenomeno si concentra in particolare nel Nord-Ovest del Paese, che da solo assorbe circa il 30% delle procedure, con la Lombardia al primo posto per numero di aziende coinvolte. Questa regione, fulcro industriale e finanziario d\u2019Italia, si conferma anche come quella pi\u00f9 colpita dalle <strong>tensioni<\/strong> economiche e strutturali che stanno investendo l\u2019<strong>intero comparto produttivo<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>Ad essere travolte da questa ondata di chiusure sono soprattutto le <strong>societ\u00e0 di capitali<\/strong>, che rappresentano l\u2019<strong>82% dei fallimenti registrati<\/strong>. Questo dato riflette una vulnerabilit\u00e0 crescente anche tra le imprese strutturate, tradizionalmente pi\u00f9 solide rispetto ad altre forme societarie. <strong>La crisi, insomma, non risparmia nessuno, colpendo in modo trasversale vari segmenti del mercato.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>I settori pi\u00f9 penalizzati risultano essere quelli dei <strong>servizi<\/strong>, che da soli contano per il 35% del totale, seguiti da comparti chiave come le <strong>costruzioni<\/strong> e l\u2019<strong>industria manifatturiera<\/strong>. In particolare, si osservano aumenti vertiginosi nei fallimenti nelle <strong>costruzioni<\/strong> (+25,7%) e nell\u2019<strong>industria<\/strong> (+21,2%), dove alcuni sotto-settori registrano vere e proprie impennate: il comparto dei <strong>metalli<\/strong> segna un impressionante +48,4%, mentre il cosiddetto sistema <strong>moda<\/strong> \u2014 comprendente tessile, abbigliamento e calzature \u2014 registra un incremento del 41,1%.<\/p>\n\n\n\n<p>Dietro a questi numeri si celano fragilit\u00e0 strutturali e congiunturali. <strong>L\u2019aumento del costo del denaro<\/strong>, la difficolt\u00e0 di accesso al credito e l\u2019inflazione dei costi energetici e delle materie prime sono tutti fattori che hanno contribuito a rendere insostenibile l\u2019attivit\u00e0 per molte imprese, specialmente quelle pi\u00f9 giovani o meno capitalizzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Anche il quadro che emerge dalle rilevazioni di <strong>Cerved<\/strong> conferma un deterioramento preoccupante della tenuta economica delle imprese italiane, e l\u2019urgenza di politiche di supporto mirate a rafforzare la competitivit\u00e0, la liquidit\u00e0 e la capacit\u00e0 di adattamento del sistema produttivo nazionale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Sfide per le PMI: Tasse, Costi Energetici e Competizione<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Le <strong>PMI<\/strong> italiane affrontano un carico fiscale elevato, con un tasso totale di tasse e contributi stimato intorno al 50-60% dei profitti, secondo analisi come quelle del <strong>World Bank Doing Business<\/strong>. Questo include l\u2019IRES al 24% e l\u2019IRAP intorno al 3,9%, oltre a contributi previdenziali. Per le <strong>microimprese<\/strong>, il regime forfettario offre tassi ridotti (15% o 5% per startup), ma non copre tutte le PMI, lasciando molte di queste esposte ad una pressione fiscale pesante.<\/p>\n\n\n\n<p>I <strong>costi<\/strong> <strong>energetici<\/strong> rappresentano un altro ostacolo. L\u2019Italia ha prezzi dell\u2019elettricit\u00e0 tra i pi\u00f9 alti d\u2019Europa, con una media di <strong>117 euro per megawatt<\/strong>-ora nel settembre 2024, aggravati dalla dipendenza dai combustibili fossili (55% nel 2023, contro una media europea del 41%). Questo impatto \u00e8 particolarmente gravoso per le PMI, che spesso non possono assorbire tali costi come le grandi multinazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>La competizione con le <strong>multinazionali<\/strong> \u00e8 ulteriormente complicata dalla loro capacit\u00e0 di pianificazione fiscale. Ad esempio, <strong>Google<\/strong> ha pagato <strong>11,5 milioni di euro<\/strong> di <strong>web tax<\/strong> nel 2020 su ricavi di <strong>505,8<\/strong> milioni, con un tasso effettivo del <strong>2,27%<\/strong>, grazie a strutture che spostano profitti in giurisdizioni a bassa tassazione. Simili strategie sono comuni in moltissimi casi, creando un divario competitivo, con multinazionali che pagano fino a 120 volte meno in tasse e contributi rispetto alle PMI. <strong>La situazione assume toni quasi grotteschi, anche considerata l&#8217;enorme differenza di capacit\u00e0 operativa tra le piccole\/medie imprese e i colossi transnazionali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Profitti Bancari e Contrasto con le Imprese<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel <strong>2023<\/strong>, le <strong>banche italiane<\/strong> hanno registrato profitti record, superando i <strong>40 miliardi di euro<\/strong>, con un aumento del <strong>70%<\/strong> rispetto ai 25 miliardi del 2022. Questo boom \u00e8 stato principalmente alimentato dall\u2019<strong>aumento dei tassi d\u2019interesse<\/strong> da parte della Banca Centrale Europea, che ha incrementato il margine di interesse delle banche, ovvero <strong>la differenza tra gli interessi incassati sui prestiti e quelli pagati sui depositi.&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, le sei principali banche italiane (<strong>Intesa Sanpaolo<\/strong>, <strong>UniCredit<\/strong>, <strong>Mediobanca<\/strong>, <strong>Banco BPM<\/strong>, <strong>BPER<\/strong> e <strong>MPS<\/strong>) hanno visto <strong>aumentare i loro profitti del 60%<\/strong> nei primi sei mesi del 2023 rispetto allo stesso periodo dell\u2019anno precedente, con un incremento pari a <strong>11 miliardi di euro<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, questo successo del settore bancario contrasta con la situazione delle piccole e medie imprese (PMI) italiane, che nel 2024 hanno affrontato un <strong>aumento significativo dei fallimenti e delle liquidazioni<\/strong>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Da supporter a speculatori: la decadenza etica del settore bancario<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Nel corso degli ultimi decenni, il ruolo delle banche \u00e8 profondamente mutato, contribuendo all\u2019attuale <strong>squilibrio tra settore finanziario e economia reale<\/strong>. In passato, le banche erano attori chiave dello sviluppo produttivo: svolgevano una funzione di <strong>intermediazione virtuosa<\/strong>, canalizzando il risparmio verso l\u2019economia reale, sostenendo le imprese nei cicli di investimento, innovazione e crescita. In particolare, per le <strong>PMI<\/strong> \u2014 che costituiscono l\u2019ossatura del tessuto imprenditoriale italiano \u2014 il credito bancario rappresentava spesso l\u2019unica vera fonte di finanziamento. <strong>Le relazioni tra imprenditore e direttore di filiale erano personali, costruite sulla fiducia<\/strong>, e il credito veniva erogato in base a una valutazione concreta dei progetti e delle potenzialit\u00e0 aziendali.<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019avvento della <strong>deregolamentazione finanziaria globale<\/strong>, l\u2019ingresso massiccio di logiche di mercato e la crescente importanza della finanza speculativa, questo modello \u00e8 stato progressivamente smantellato. Le banche hanno cominciato a spostare l\u2019asse del proprio business: <strong>da istituzioni al servizio dell\u2019economia produttiva a operatori sempre pi\u00f9 orientati al rendimento a breve termine<\/strong>, concentrati su operazioni finanziarie ad alto margine e basso rischio. Il <strong>credito alle imprese<\/strong> \u2014 in particolare a quelle piccole, meno strutturate e pi\u00f9 esposte alla volatilit\u00e0 \u2014 \u00e8 diventato <strong>residuale<\/strong> rispetto ad attivit\u00e0 pi\u00f9 remunerative come <strong>trading finanziario<\/strong>, <strong>gestione patrimoniale<\/strong>, <strong>derivati<\/strong> e <strong>speculazioni di borsa<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019aumento dei tassi d\u2019interesse da parte della <strong>BCE<\/strong> ha accentuato questa tendenza. Le banche hanno beneficiato enormemente del cosiddetto <strong>margine di interesse<\/strong>: incassano interessi sempre pi\u00f9 elevati sui mutui e prestiti, mentre remunerano pochissimo i depositi dei risparmiatori. Questo meccanismo, pur perfettamente legale, ha generato un effetto di \u201c<strong>disgregazione sistemica<\/strong>\u201d che pesa in modo particolare su famiglie e PMI. <strong>Le imprese, gi\u00e0 provate da inflazione, rincari energetici e normative stringenti, si ritrovano a dover fronteggiare condizioni di credito sempre pi\u00f9 onerose e selettive, mentre le banche capitalizzano su questa fragilit\u00e0.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo, il processo di <strong>concentrazione bancaria<\/strong> \u2014 che ha ridotto drasticamente il numero di istituti presenti sul territorio \u2014 <strong>ha allontanato le banche dai territori e dalle realt\u00e0 produttive locali<\/strong>. La chiusura degli sportelli, la riduzione del personale e la centralizzazione delle decisioni hanno cancellato quel legame fiduciario che un tempo legava banca e impresa. Il risultato \u00e8 un sistema dove <strong>il settore finanziario prospera grazie a meccanismi autoreferenziali e speculativi<\/strong>, mentre <strong>l\u2019economia reale, fatta di lavoro, produzione e innovazione, viene lasciata in balia del mercato<\/strong>.Questo squilibrio, sempre pi\u00f9 evidente, alimenta un paradosso strutturale: <strong>le imprese produttive, che generano occupazione e valore reale, arrancano sotto il peso della burocrazia e della stretta creditizia, mentre le banche, che dovrebbero sostenerle, accumulano profitti record speculando proprio sulla fragilit\u00e0 del sistema<\/strong>. In tale contesto, ripensare il ruolo delle banche diventa una priorit\u00e0 non solo economica, ma anche etica e politica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2024, il panorama economico italiano ha evidenziato una marcata dicotomia tra la crisi delle piccole e medie imprese (PMI) e la robusta performance del settore bancario, riflettendo un sistema economico squilibrato. 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