{"id":464,"date":"2025-09-19T18:00:00","date_gmt":"2025-09-19T16:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/mondonews.it\/?p=464"},"modified":"2025-09-19T13:16:06","modified_gmt":"2025-09-19T11:16:06","slug":"salva-la-papera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/mondonews.it\/index.php\/2025\/09\/19\/salva-la-papera\/","title":{"rendered":"Salva la papera"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel panorama della moda circolare e sostenibile emergono esempi concreti che smentiscono lo scetticismo sul cosiddetto <em>greenwashing<\/em>. Invece di usare la sostenibilit\u00e0 solo come facciata pubblicitaria, alcuni marchi dimostrano che i principi etici possono tradursi in crescita economica reale. <strong>Save the Duck<\/strong> \u2013 azienda italiana specializzata in capispalla animal-free \u2013 ne \u00e8 un caso emblematico. Prima di esaminare la sua storia, vale la pena ricordare che altri pionieri globali hanno tracciato la strada: Patagonia, ad esempio, ha visto il proprio fatturato superare 1,5 miliardi di dollari nel 2022, a riprova di come valori ambientali e successo commerciale possano coesistere. Il fondatore di Patagonia, Yvon Chouinard, ha pi\u00f9 volte sottolineato che <em>\u201cfare la cosa giusta per il pianeta pu\u00f2 essere redditizio\u201d<\/em>, avvertendo che i consumatori ormai riconoscono il greenwashing e premiano invece le aziende veramente impegnate. Anche nel lusso, figure come <strong>Stella McCartney<\/strong> hanno adottato un approccio analogo: la stilista fu tra le prime nel settore a pubblicare un <strong>Environmental Profit &amp; Loss<\/strong>, calcolando l\u2019impatto ambientale della propria azienda e dimostrando che trasparenza e innovazione sostenibile possono andare di pari passo con la creativit\u00e0. Su questa scia internazionale, Save the Duck si pone come esempio italiano di come la circolarit\u00e0 possa essere il motore di un business globale vincente, e non una semplice operazione di marketing \u201cverde\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dalla mission etica al successo globale<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il marchio <strong>Save the Duck<\/strong> nasce nel 2012 con una missione chiara gi\u00e0 nel nome: \u201csalvare l\u2019anatra\u201d, cio\u00e8 evitare l\u2019uso di piume d\u2019oca nei piumini. Fondato da <strong>Nicolas Bargi<\/strong>, imprenditore cresciuto in una famiglia del settore tessile, il brand ha da subito scelto di andare <em>controcorrente<\/em>. In un\u2019intervista Bargi ha ricordato le difficolt\u00e0 iniziali: <em>\u201cAndavo in una direzione opposta rispetto a quella in cui andavano gli altri\u2026 per\u00f2 pensavo che ci fosse una percentuale di persone che la pensavano come me e alla fine ho creato un prodotto alternativo\u201d<\/em>. Il prodotto in questione erano piumini <strong>100% animal-free<\/strong>, realizzati con l\u2019imbottitura sintetica <em>Plumtech<\/em> al posto della piuma d\u2019oca. Questa scelta etica \u2013 evitare materiali di origine animale \u2013 \u00e8 stata accompagnata da un intenso lavoro di ricerca per garantire performance tecniche (calore, leggerezza, traspirabilit\u00e0) comparabili ai capi tradizionali, cos\u00ec da non chiedere compromessi al consumatore.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019approccio di Save the Duck non si limita al benessere animale, ma abbraccia una visione pi\u00f9 ampia di sostenibilit\u00e0 ambientale e sociale. Fin dal 2019 l\u2019azienda si \u00e8 formalmente impegnata su questi fronti diventando sia <strong>Societ\u00e0 Benefit<\/strong> (in Italia, forma giuridica che vincola allo scopo di avere impatto positivo su societ\u00e0 e ambiente) , sia <strong>B Corp<\/strong> certificata \u2013 prima impresa italiana della moda ad ottenere questa certificazione rigorosa. Queste scelte testimoniano una volont\u00e0 di <em>trasparenza<\/em> e di accountability: ogni anno Save the Duck pubblica una <strong>Relazione d\u2019Impatto<\/strong>, integrata al bilancio di sostenibilit\u00e0, rendicontando i benefici sociali e ambientali generati e fissando obiettivi futuri. In altre parole, la sostenibilit\u00e0 per Save the Duck non \u00e8 uno slogan, ma parte integrante dello statuto aziendale e della rendicontazione annuale.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista commerciale, la strategia \u201cetica\u201d di Save the Duck ha premiato l\u2019azienda con una crescita notevole, sfatando l\u2019idea che occorra sacrificare i profitti per seguire principi sostenibili. Al contrario, l\u2019azienda ha registrato <strong>incrementi a doppia cifra<\/strong> negli ultimi anni: nel 2022 il fatturato \u00e8 salito del 30% a <strong>61 milioni di euro<\/strong>, e nel 2024 ha raggiunto i <strong>72 milioni<\/strong> con un ulteriore +12% sull\u2019anno precedente. Colpisce soprattutto la dimensione internazionale del successo: circa <strong>75% delle vendite viene dall\u2019estero<\/strong>, con gli Stati Uniti da soli a coprire il 20% del fatturato e mercati chiave anche in Europa (area DACH 18%) e Asia (Giappone 5%). In totale Save the Duck \u00e8 presente in <strong>42 Paesi<\/strong> e distribuita in oltre <strong>2200 punti vendita<\/strong> multimarca nel mondo. Negli ultimi anni il brand ha aperto anche boutique monomarca nelle capitali globali (due store a Milano, uno a New York, St. Moritz, Hong Kong, ecc. ) e continua ad espandersi con nuovi flagship store previsti a Tokyo e Parigi. Questo posizionamento globale mostra come un\u2019idea nata in Italia possa competere sulla scena internazionale facendo leva su valori condivisi da un pubblico sempre pi\u00f9 attento. Non a caso, investitori stranieri hanno creduto nella societ\u00e0: nel 2022 il gruppo cosmetico L\u2019Occitane, da sempre orientato alla sostenibilit\u00e0, ha acquisito la maggioranza di Save the Duck (l\u201980%, lasciando a Bargi il restante 20% e la guida operativa) con l\u2019obiettivo dichiarato di portare il brand \u201cal successivo livello di crescita su scala globale\u201d mantenendo la forte connotazione ESG. In prospettiva, Save the Duck punta a <em>raddoppiare<\/em> le dimensioni: il fondatore ha annunciato l\u2019obiettivo di 200 milioni di euro di ricavi entro cinque anni, valutando perfino una futura quotazione in Borsa. Questi numeri dimostrano che la sostenibilit\u00e0, se supportata da prodotti validi e strategie solide, pu\u00f2 attirare investimenti e generare valore economico duraturo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Circolarit\u00e0 e innovazione ambientale come vantaggio competitivo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Oltre all\u2019anima <em>cruelty-free<\/em>, il caso Save the Duck \u00e8 significativo perch\u00e9 incarna i principi di <strong>economia circolare<\/strong> nel settore moda, tradizionalmente noto per modelli produttivi lineari e altamente inquinanti. L\u2019azienda ha infatti adottato un approccio <em>cradle-to-cradle<\/em>: progettare capi che non solo riducano il danno, ma portino benefici lungo l\u2019intero ciclo di vita. In pratica ci\u00f2 significa scegliere materiali riciclati o biologici, facilitare il riuso e il riciclo a fine vita, e allungare la <strong>durata<\/strong> dei prodotti. Save the Duck applica questi concetti in diverse iniziative concrete:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Materiali riciclati e design modulare:<\/strong> La collezione <em>Recycled<\/em> utilizza tessuti in <strong>poliestere 100% riciclato<\/strong> ricavato da bottiglie di plastica, con imbottiture <em>Recycled Plumtech<\/em> anch\u2019esse ottenute da materiale riciclato. Un\u2019altra linea, identificata dal logo azzurro, impiega filati derivati dal recupero delle <strong>reti da pesca<\/strong> abbandonate in mare. Parallelamente, dal 2021 l\u2019azienda ha introdotto <strong>linee guida di eco-design<\/strong> per i propri stilisti, in modo da ridurre gli sprechi in fase di progettazione, prediligere tessuti durevoli e componenti facilmente riciclabili, nonch\u00e9 eliminare sostanze chimiche nocive. Queste scelte mirano a garantire ai capi una <em>seconda vita<\/em> invece che finire in discarica.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Tracciabilit\u00e0 e trasparenza tramite tecnologia:<\/strong> Save the Duck \u00e8 tra i primi marchi italiani ad aver implementato un <strong>Digital Product Passport<\/strong> (passaporto digitale del prodotto) in collaborazione con Certilogo. Si tratta di un QR code applicato all\u2019etichetta di ogni capo: scansionandolo, il cliente pu\u00f2 verificare l\u2019autenticit\u00e0 del prodotto e ottenere informazioni dettagliate sulla filiera \u2013 dai materiali al luogo di produzione \u2013 aumentando cos\u00ec la trasparenza. Ma soprattutto, il passaporto digitale consente di <strong>seguire il ciclo di vita<\/strong> del capo e favorire pratiche circolari: ad esempio, registrando passaggi di propriet\u00e0 nel mercato second-hand o il riciclo a fine uso. Questo strumento innovativo, che promuove la fiducia e la conoscenza del prodotto, \u00e8 un esempio di come la digitalizzazione possa supportare la sostenibilit\u00e0.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Second-hand e ritiro usato:<\/strong> In ottica circolare, Save the Duck incoraggia i clienti a <strong>non disfarsi<\/strong> dei capi usati ma a reintrodurli nel ciclo. Ha attivato una partnership con l\u2019organizzazione Humana People to People per facilitare la donazione di capi usati Save the Duck a fini benefici. Inoltre, l\u2019azienda stessa sta sviluppando un programma <em>pre-owned<\/em>: in alcuni store e online \u00e8 possibile restituire i vecchi piumini, che vengono rigenerati o riciclati. Queste iniziative di <em>second-hand<\/em> e <strong>riciclo<\/strong> sono parte integrante della strategia aziendale per ridurre l\u2019impatto ambientale e allungare la vita dei prodotti. Un capo Save the Duck, essendo di alta qualit\u00e0 e stile senza tempo, pu\u00f2 cos\u00ec passare di mano in mano, sottraendosi alla logica \u201cusa e getta\u201d della fast fashion.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p>Da notare che Save the Duck adotta un approccio <strong>graduale e trasparente<\/strong> verso la circolarit\u00e0, evitando di dipingersi come \u201cperfetta\u201d ma evidenziando i progressi tappa dopo tappa. Ad esempio, Bargi spiega che attualmente convivono diverse <strong>linee di prodotto<\/strong> con gradi di sostenibilit\u00e0 differenti: accanto alla linea classica (logo arancione) che utilizza imbottitura in PET vergine, la linea con <strong>logo verde<\/strong> \u00e8 gi\u00e0 composta al 95% da materiali riciclati (mira a un futuro senza petrolio), e si sta lavorando a capi completamente bio-based. Questa comunicazione onesta \u2013 riconoscere che <em>\u201cla sostenibilit\u00e0 \u00e8 un concetto complesso e al suo interno si trovano delle contraddizioni\u201d<\/em> \u2013 \u00e8 indice di seriet\u00e0, perch\u00e9 mette il consumatore in condizione di scegliere in base alla propria sensibilit\u00e0, senza falsi proclami. Significa anche che l\u2019azienda ha ben presente le proprie <strong>sfide aperte<\/strong> (ad esempio la dipendenza dalla plastica riciclata, pur preferibile al nuovo, non elimina il problema dei materiali sintetici) e investe in innovazione per migliorare continuamente. Questo atteggiamento &#8220;libera&#8221; Save the Duck dalle eventuali accuse di <em>greenwashing<\/em>: invece di proclamare una sostenibilit\u00e0 assoluta, rende partecipi i clienti di un percorso di miglioramento continuo, misurando e divulgando risultati concreti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Impatto ambientale e branding sostenibile<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019impegno ambientale di Save the Duck non \u00e8 solo teorico ma quantificato in risultati. Un dato simbolico spesso citato dall\u2019azienda \u00e8 il <strong>numero di oche salvate<\/strong> grazie all\u2019uso di Plumtech al posto della piuma: in poco pi\u00f9 di un decennio si stima siano <strong>oltre 29 milioni<\/strong> gli animali risparmiati dall\u2019industria della spiumatura. Ma accanto alla protezione animale, il brand affronta anche la questione climatica: ha adottato un piano di riduzione della <strong>carbon footprint<\/strong> aziendale con l\u2019obiettivo di diventare <em>Net Zero<\/em> al pi\u00f9 tardi entro il 2030. Gi\u00e0 dal 2021 comunque Save the Duck <strong>compensa il 100% delle proprie emissioni<\/strong>, raggiungendo la <strong>carbon neutrality<\/strong> immediata. Ci\u00f2 significa che, pur continuando a lavorare per tagliare le emissioni alla fonte, l\u2019azienda investe in progetti di compensazione (es. riforestazione, energie rinnovabili) per bilanciare l\u2019impatto residuo ogni anno. In parallelo, nel 2023 Save the Duck ha avviato iniziative di <em>water balancing<\/em>, contribuendo a portare <strong>acqua potabile<\/strong> a comunit\u00e0 che ne sono prive in Paesi in via di sviluppo, per compensare l\u2019acqua consumata nei processi produttivi. Questo indica una visione olistica della sostenibilit\u00e0: non solo <em>ridurre il male<\/em>, ma anche <strong>generare un bene<\/strong> tangibile per la societ\u00e0 e l\u2019ambiente.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista della comunicazione e del branding, Save the Duck ha saputo integrare sapientemente i valori ambientali nella propria identit\u00e0, traendone un vantaggio competitivo. Il logo stesso \u2013 una papera arancione che fischietta sollevata, scampata alla spennatura \u2013 racconta in modo ironico e immediato la mission aziendale. Indossare un capo Save the Duck significa sposare quel messaggio. <em>\u201cMi sono reso conto che gli unici loghi che resteranno sono quelli che rappresentano un messaggio in cui una persona si rispecchia\u201d<\/em>, afferma Bargi , sottolineando come il consumatore odierno \u2013 soprattutto tra i giovani \u2013 cerchi di esprimere attraverso i propri acquisti una coscienza etica. In quest\u2019ottica Save the Duck \u00e8 riuscita a creare una <strong>comunit\u00e0 di clienti fidelizzati<\/strong> non solo dal prodotto in s\u00e9, ma dai valori che esso rappresenta. Il passaparola positivo ha giocato un ruolo importante nell\u2019espansione internazionale del marchio, cos\u00ec come le <strong>collaborazioni strategiche<\/strong>: ad esempio con Patagonia (con cui condivide la filosofia <em>1% for the Planet<\/em>, donando l\u20191% del fatturato annuo a cause ambientali e sociali ) o con altre realt\u00e0 sostenibili nel settore moda. Queste partnership amplificano la credibilit\u00e0 del brand e lo inseriscono in un network globale di imprese <em>impact-driven<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sorprende dunque che Save the Duck abbia ottenuto anche importanti <strong>riconoscimenti<\/strong> da parte di enti terzi. L\u2019organizzazione animalista PETA, spesso critica verso le aziende di moda, ha eletto Save the Duck <em>Company of the Year<\/em> nel 2019 per il suo impegno a rispettare e proteggere gli animali pur producendo capi alla moda. Gi\u00e0 nel 2014 il marchio aveva vinto il Vegan Fashion Award di PETA Germania, e nel 2018 il premio di <em>Miglior brand senza piuma<\/em>. Questi premi, al di l\u00e0 della visibilit\u00e0 mediatica, segnalano come Save the Duck venga percepita come <strong>autentica<\/strong> nel suo impegno \u2013 un elemento chiave, dato che i clienti di questo segmento sono tipicamente molto attenti alla coerenza tra ci\u00f2 che un\u2019azienda dichiara e ci\u00f2 che fa realmente.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il modello Save the Duck come nuovo standard<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019analisi del caso Save the Duck evidenzia come la sostenibilit\u00e0 possa essere il <strong>cuore<\/strong> di un modello di business di successo, e non un orpello cosmetico. Attraverso innovazione, trasparenza e coerenza etica, questo brand italiano ha smentito i detrattori secondo cui la circolarit\u00e0 sarebbe solo greenwashing o un costo insostenibile. Al contrario, ha dimostrato che un\u2019azienda <em>purpose-driven<\/em> pu\u00f2 crescere sui mercati internazionali, attirare investimenti e costruire un marchio solido. Certo, raggiungere questo equilibrio richiede visione e perseveranza: Bargi ha dovuto anticipare i tempi, accettare margini di profitto \u201cgiusti\u201d anzich\u00e9 massimizzati e organizzare la produzione in modo efficiente per mantenere prezzi accessibili. Ma il risultato \u00e8 una <em>proposta di valore<\/em> unica, in cui qualit\u00e0, stile e sostenibilit\u00e0 si rafforzano a vicenda.<\/p>\n\n\n\n<p>In un settore come la moda, spesso criticato per il suo impatto ambientale e sociale, Save the Duck rappresenta un paradigma alternativo: un\u2019azienda che <strong>misura<\/strong> e riduce il proprio impatto, reinvestendo parte dei ricavi per il bene comune, il tutto senza rinunciare alla crescita economica. Anzi, proprio quei valori di tutela ambientale e rispetto animale sono diventati il <em>driver<\/em> principale della crescita del brand, intercettando una domanda in rapida ascesa di consumo responsabile. Come afferma lo stesso Bargi, <em>\u201ci prodotti che durano a lungo, realizzati con un occhio all\u2019ambiente\u2026 [dimostrano che] non \u00e8 vero che i materiali puliti siano esageratamente pi\u00f9 cari\u2026 Ci vuole la volont\u00e0 di guadagnare il giusto\u201d<\/em> . <\/p>\n\n\n\n<p>Il caso Save the Duck suggerisce che l\u2019economia circolare non \u00e8 solo eticamente auspicabile, ma pu\u00f2 tradursi in un <strong>vantaggio competitivo<\/strong> reale. Un messaggio potente per l\u2019intero settore: fare impresa \u201cpulita\u201d conviene, e chi sa innovare in questa direzione non solo contribuisce a un futuro pi\u00f9 sostenibile, ma costruisce anche le basi di un successo durevole.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Fonti:<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>Business People \u2013 <em>Save the Duck: innovazione e sostenibilit\u00e0 nella moda<\/em> \u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Elite Network \u2013 <em>Save the Duck: una storia di successo sostenibile<\/em> \u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>LifeGate \u2013 <em>Intervista a Nicolas Bargi, CEO di Save the Duck<\/em> \u00a0<\/li>\n\n\n\n<li>Michigan Journal of Economics \u2013 <em>Patagonia proves the success of sustainable corporations<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>McKinsey \u2013 <em>Interview with Yvon Chouinard (Patagonia)<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>BeautyEQ \u2013 <em>Stella McCartney impact report 2021<\/em><\/li>\n\n\n\n<li>PETA \u2013 <em>Company of the Year Award 2019 a Save the Duck<\/em><\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel panorama della moda circolare e sostenibile emergono esempi concreti che smentiscono lo scetticismo sul cosiddetto greenwashing. 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